IL SOLE 24 ORE - 17/10/1996
Sono circa 70 gli istituti di credito italiani
che offrono informazioni e servizi per via telematica
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In banca a cavallo di Internet
L' accesso telematico viene visto come strumento
per ridurre i tempi e avere accesso 24 ore su 24
Che il sistema creditizio italiano sia particolarmente "prudente" è un dato inconfutabile. Ed è anche vero che i clienti bancari italiani sono "tradizionalisti": lo sanno bene gli istituti di credito che hanno adottato per primi il Bancomat, e che hanno dovuto attendere molto tempo prima di far accettare alla gran massa dei clienti la carta oggi regolarmente utilizzata da quasi tutti coloro che hanno un conto corrente.
Anche per quanto riguarda la presenza su Internet l' atteggiamento del sistema bancario intaliano è stato lo stesso. Fino a tutta l' estate del '95, quando ormai negli Stati Uniti di banche che offrivano sulla rete di reti prodotti e servizi di home banking, compreso il commercio elettronico, e in Ingilterra lavoravano ormai stabilmente le prime banche virtuali, nessun istituto italiano aveva avviato iniziative su Internet.
Poi, in settembre, come se si fossero date un apuntamento, ben sei banche nell' arco di quindici giorni sono comparse in rete. La prima è stata la Cassa di Risparmio di Firenze, seguita dalla Banca di Credito di Trieste, dalla Banca Popolare dell' Etruria e del Lazio, dalla Banca di Roma, dalla Cassa Rurale di Molina di Ledro (Trento), e dalla Banca di Credito Cooperativo di Faenza (Ravenna). Oggi le banche italiane su Internet sono una settantina, monitorate attentamente dalla Banca di Credito di Trieste (Bctkb) che ha dedicato a questo servizio un apposito sito sul suo Web.
La presenza su Internet non implica però necessariamente la fornitura di un servizio bancario on line. Anzi Bctkb ha rilevato che di queste circa 70 aziende bancarie il 33% è presente con una sola pagina.
È comunque significativo che solo il 10% della sottile pattuglia di istituti di credito cibernetici (non dimentichiamo che le banche italiane sono oltre mille) abbia un indirizzo Internet con più di 50 pagine e la stessa (bassa) percentuale fa lo sforzo di farsi capire anche dai milioni di navigatori non italiani con un sito in inglese.
Una sola banca traduce ciò che manda in rete in tedesco e una, la Banca di Credito di Trieste trzaska kreditna banka (Bctkb) in inglese e in sloveno.
Secondo il monitoraggio di Bctkb il 65% dei siti riguarda le banche del Nord: il 5% utilizza Java e un altro 5% Netscape 2.0. La banca triestina ha suddiviso in sette categorie la massa di informazioni e servizi che gli istituti di credito hanno portato in rete, probabilmente riconducibili alle diverse strategie aziendali.
Tra le varie categorie è confortante la presenza dei servizi che comprendono la vendita di accessi allo sportello; l' affitto delle aziende di spazio su disco sul proprio server con relativi servizi; l' offerta di prestiti specifici destinati al collegamento ad Internet. A questa categoria appartengono anche i servizi di "navigazione" che prevedono link con siti esterni differenziati per fasce di clientela o per categoria, link verso altre banche (in particolare verso banche virtuali estere o verso le capogruppo), link verso altre banche italiane.
Alcuni istituti di credito italiani offrono ai loro clienti anche la posta elettronica con mail diretti o tramite form strutturati, ma anche indirizzata al provider per banche in Internet o in outsourcing. Mentre gli istituti di credito più "tecnologici" offrono anche pagine per gli addetti ai lavori con soluzioni informatiche per le pagine Html, statistiche degli accessi, download di software didattico e tecnico, manuali tecnici on line.
A parte le banche che in Internet hanno messo solo la bandierina, con una home page tipo depliant (che già comporta un costo) le altre, che hanno investito su Internet parecchi soldi e quelle che si preparano a farlo, prima di ampliare o creare la loro piattaforma offshore nel mare cibernetico preferiscono sapere che cosa pensano i navigatori italiani, loro più probabili clienti, e utenti dei servizi on line, all' idea di andare in banca tramite Internet. A questa esigenza ha risposto un gruppo di lavoro coordinato da Istinform che ha visto la partecipazione di tutte le dimensioni e dell' Associazione bancaria italiana (Abi). Il gruppo ha infatti avviato la prima indagine italiana sulla propensione a un utilizzo "bancario" di Internet.
«Da un lato - racconta Arturo Salvatici, consulente di Istinform - il gruppo riteneva che il possibile superamento delle barriere spazio-temporali avrebbe invogliato la clientela all' utilizzo di questo nuovo canale. Dall' altro era cosciente dei problemi di sicurezza, forse considerata ancora non sufficiente per tutti gli utilizzi bancari da parte di coloro che navigano su Internet e che avrebbe potuto rappresentare un freno».
Il gruppo di lavoro si è concentrato su chi Internet già la usava per scambiare messaggi e per prelevare informazioni e ha chiesto loro se avrebbero voluto utilizzare la rete anche per effettuare operazioni bancarie. Il questionario, elaborato dal gruppo di lavoro, è stato reso accessibile dai maggiori providers italiani.
Le risposte sono arrivate da un campione di navigatori che rappresenta abbastanza il popolo italiano di Internet. Anzi, l' età media di chi ha risposto (35 anni) e la distribuzione per età rispecchia quella rilevata da diversi sondaggi fatti sugli utenti della rete di reti a livello mondiale. Il 53% di chi ha risposto al questionario vive in comuni con più di centomila abitanti, mentre le provincie che hanno fornito più risposte sono Milano (30%) e Roma (20%) che insieme coprono il 50% delle adesioni al questionario.
L' unica particolarità riguarda l' attività svolta dagli internauti in questione, probabilmente condizionata dal link economico e finanziario di accesso, scelto proprio per individuare cibernauti "competenti". Imprenditori e lavoratori autonomi (53%) rappresentano infatti la maggioranza assoluta tra chi ha risposto al questionario. Seguono impiegati (28%) e dirigenti (11%), mentre gli studenti sono solo il 6 per cento.
Alla domanda «Vorresti usare la tua banca tramite Internet?» il 98% degli intevistati ha risposto «sì», sebbene la metà di questi abbia posto qualche condizione. Il motivo di un' adesione tanto entusiastica è dovuta sopratutto al desiderio di risparmiare tempo (risposta data con cadenza più frequente dai lavoratori autonomi), unito alla speranza poter godere di un orario di servizio più ampio (più sentita dai dirigenti). Anche la possibilità di elaborare i dati e le informazioni raccolte su Internet sul proprio computer è considerata con favore da tutte le categorie, ma riceve meno adesioni del tempo risparmiato e dell' ampliamento degli orari. Un eventuale risparmio sui costi di tenuta conto, insieme con la qualità e la completezza delle informazioni, non raccoglie invece troppo interesse.
Quanto ai contenuti, sarà un duro colpo per le banche che hanno messo in rete una pagina sola sapere che la versione elettronica del classico depliant di presentazione non interessa nessuno. Al contrario, viene attribuita massima inportanza alla possibilità di accedere alle informazioni sul proprio conto corrente. Al secondo posto su ciò che gli utenti vogliono avere via Internet dalla propria banca c' è l' operatività diretta sul conto, compresa la possibilità di effettuare acquisti con addebito.
Sono inoltre state definite «molto importanti» le informazioni specifiche sui prodotti offerti e anche le informazioni generali sulla banca, sebbene in maniera minore. La possibilità di inviare reclami e di ricevere comunicazioni per via telematica ha invece riscosso poco successo. Per quanto riguarda i pericoli, quello che più preoccupa gli aspiranti in rete è l' eventalità che estranei possano operare sul proprio conto; segue il rischio che non sia abbastanza tutelata la privacy, mentre l' attacco di un hacker preoccupa solo la metà del campione.
C'è una disponibilità quasi assoluta, quindi, da parte di clienti che già navigano su Internet e che potrà essere di sostegno a quel un paio di banche già pronte a partire con l' home banking via Internet. Senza dimenticare che Cariplo e Comit già da tempo offrono lo stesso servizio via telefono.
Conclusa l' esperienza del gruppo, l' Istinform ha avviato un Forum per monitorare il rapporto tra mondo bancario e Internet. Nel mirino ci sono tutte le novità dalla moneta elettronica alle nuove soluzioni di sicurezza considerate fondamentali per dare fiducia ai clienti bancari in rete e per far decollare le attività commerciali: «Il problema della sicurezza - sottolinea Salvatici - non si può ignorare. Potrebbe essere risolto facilmente se banca e cliente utilizzassero lo stesso provider, perchè finirebbero con il viaggiare su una rete privata. Così però si ucciderebbe la filosofia di Internet, che vuol dire da sempre collegamento con il mondo».
Maria Rosaria Zincone