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Ma che si fa una volta sul Web?

Un' indagine condotta su tutti i siti Internet delle banche italiane dà un quadro che riflette l' atteggiamento di forte interesse degli istituti di credito verso la Rete, anche se per il momento le informazioni sono diffuse con cautela

L' esplosione del fenomeno Internet per le banche italiane è stata documentata attraverso una ricerca condotta dalla Infoservice (vedi riquadro) navigando attraverso tutti i siti reperibili su Internet alla data dell' agosto scorso. Mentre un' anno fa la Rete era esplorata da pochi pionieri, a fine agosto erano 86 i siti bancari presenti su Internet, rappresentanti un numero ancor maggiore di istituti, se si considera che le banche di credito cooperativo sono raggruppate tutte presso un unico sito informativo.

Se però si analizza più in dettaglio il fenomeno, l' interesse delle banche per la Rete appare subito ridimensionato. Più di un quarto degli istituti è presente infatti solo con l' home page e quasi il 40% con meno di dieci pagine. Inoltre, più del 40% delle banche presenti non ha attivato il servizio di posta elettronica, che rappresenta la base dell' interattività.

«Il problema non è tecnico: attivare servizi come la posta elettronica comporta infatti la necessità di creare strutture di back-end per gestire lo scambio di comunicazione - commenta Andrea Portunato, di Infoservice - ciò indica che siamo ancora in una fase di studio e di transizione».

Che si tratti di una fase sperimentale è confermato anche da una certa cautela nell' utilizzare le potenzialità del mezzo.

La maggior parte delle banche, più del 73%, pubblica informazioni poco significative, come l' elenco di sedi e filiali, che possono essere semplicemente reperite consultando l' elenco telefonico.

Meno del 14% prevede una traduzione in inglese delle notizie fornite. Per Infoservice ciò indica l' intento di comunicare esclusivamente con un pubblico italiano, mentre esiste un pubblico internazionale cui rivolgersi». In questo modo le banche mancano l' aspetto di vetrina internazionale del Web, che potrebbe fornire ottime oppurtunità. Fanno eccezione le banche di frontiera, come la Banca di Credito di Trieste (fra le prime ad aprire un sito Internet, nel settembre dello scorso anno) che prevede oltre alla versione in inglese anche quella in lingua slovena.

Si possono segnalare alcune iniziative interessanti che riguardano attività non strettamente correlate alla banca. Quasi un quinto delle banche presenta sul proprio sito informazioni su attività culturali e sulle attività relative a imprese loro clienti.

Non è facile trovarle

«Le informazioni presenti in Rete - aggiunge Portunato - sembrano rivolte ad un pubblico che non conosce la banca; si trascura così l' opportunità di utilizzare Internet per approfondire il legame con i propri clienti. Questo fatto è in contraddizione con la difficoltà di raggiungere la maggior parte dei siti per chi non conosca la banca: alcune non sono presenti con siti propri, ma attraverso reti comunali o information provider. A ciò si aggiunge la difficoltà di rintracciare i siti attraverso un motore di ricerca a causa della complessità dei nomi delle banche italiane».

La diffidenza, già rilevata in altre occasioni, delle banche ad aprirsi concretamente al mondo esterno appare evidente quando si analizzano i servizi offerti: solo quattro banche (allo scorso agosto) forniscono il listino cambi e valute e utilizzano Internet per la richiesta di appuntamenti. Solo due consentono interrogazioni sul conto per avere il saldo contabile e la disponibilità, ossia la Cassa di Risparmio di Spoleto e la Cassa di Risparmio di Firenze, quest' ultima è quasi un' eccezione in quanto offre via Internet un servizio completo di home banking, che consente di effettuare bonifici, giroconti, fare la lista dei movimenti, richiedere bancomat e carta di credito, eseguire calcoli finanziari.

In compenso, poco più di una decina di banche offre questo genere di servizi su Pc tramite linea dedicata, fornendo al cliente un software proprietario di colloquio. Potrebbero essere queste le prime a decidere di fare il salto a Internet.

Da notare, infine, che rispetto al numero di pagine consultabili, alla tempestività della presenza, alla tipologia di informazioni e di servizi, non si rilevano significative differenze in dipendenza delle dimensioni delle banche. Anzi sono spesso le banche di media e piccola dimensione a dimostrarsi più interessate e pronte a cogliere l' opportunità offerta da Internet. (E.B.)