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di Miran Pecenik

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APOGEONLINE - ELETTRICA/MENTE
10/01/99
Pianeta digitale di Eleonora Pantò
Intervista a Miran Pecenik


EDITORIALE "3" DEL SITO www.netzapping.com



riflessioni a tutto campo su percorsi e scenari del magma elettronico

Banche virtuali anche per i cyber-euro



Sembrano avviarsi anche in Italia le banche virtuali e la finanza personale via Internet, con qualche tiepida speranza a ruota dell'Euro. Intervista a Miran Pecenik, bancario triestino pioniere del tele-banking nostrano.

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barra Com'è che hai iniziato a occuparti di banche e reti?
Con le banche ho iniziato nel 1978, appena finito un corso di RPG II, un vecchio linguaggio di programmazione. Arrivato presto al CED (Centro elettrocontabile), mi sono occupato automaticamente della rete interna, poi di quella con le dipendenze e, dal 1995 anche di Internet, dalla preparazione delle pagine fino alle relazioni ai convegni. Un impegno a 360°.

Come cambia il rapporto banca-cliente, spesso basato sulla reciproca fiducia, attraverso la telematica?
Ci sono intere tesi di laurea che hanno preso come argomento il nuovo rapporto banca-cliente, segmentando anche la clientela per vedere i possibili sviluppi su fasce differenti di utenza bancaria. Quel che posso dire è che il cliente evoluto, attraverso home banking e quesiti di posta elettronica, sente la comodità di avere una banca telematica, senza orario e ... senza errori umani. Dall'altra parte sa di dover sacrificare quel rapporto fiduciario, di calore umano, anteponendo il fattore tecnologico.

Quanto e come è stimata la propensione a usare Internet per operazioni bancarie? Chi sono e quanti sono i clienti telematici in Italia?
Già nel 1996, un sondaggio Istinform dava risultati abbastanza sorprendenti. Ad esempio: il 98% del campione andrebbe comunque in banca via Internet, in quanto risparmia tempo (75%), non ci sono problemi di orario (67%) e si ottengono velocemente le informazioni (61%). I clienti telematici italiani sono alcune decine di migliaia, ovvero i clienti di quella mezza dozzina di banche che hanno per prime iniziato questo tipo di servizio. Gli altri istituti si stanno appena facendo "le ossa", per forza di cose. Da quel che viene dato sapere, c'è una grossissima percentuale di fin-esploratori (non mi piace usare i termini già noti come marketing) che viene dalla zona di Milano o dalla Lombardia. E' come se esistesse una infometropoli, dove il tasso di penetrazione di questi servizi è altissimo, mentre ... "due isolati più in la'" non si pensa neppure di comperare un PC per usi casalinghi.

La telematica potrebbe aumentare la trasparenza dei servizi e quindi la concorrenza?
Deve farlo. Ci dovrà essere qualcuno che, in tempi stretti, metta insieme le varie offerte di banche diverse per poterle comparare online (dai mutui, alle condizioni di c/c, ecc.), come già accade negli Stati Uniti. La forbice del guadagno delle banche andrà ancor più stringendosi, per cui saranno i servizi l'arma vincente. I promotori, secondo me, dovranno ritagliarsi una loro professionalità, non solo finanziaria, per puntare su una fascia di utenza medio-alta che senta il bisogno di poter avere un interlocutore umano per i propri investimenti. Tra le varie tesi sul nuovo modo di fare banca, ce n'è una molto interessante che prevede l'uso delle reti bayesiane per costruire un promotore finanziario virtuale. Sembra fantascienza, però forse non ci rendiamo conto che ormai ... siamo nel 2000 !

Una banca "virtuale" è sicuramente più comoda, ma è anche più conveniente?
Dal punto di vista del costo della singola operazione sicuramente. Secondo uno studio recente, 100 operazioni virtuali (a 0,015 $) corrispondono a una allo sportello (1,07 $). Poi c'è la possibilità di costruire in parallelo anche un call center, magari con un conto corrente che preveda una gestione telematica completa. Questi tipi di conti stanno già iniziando a fiorire: non paghi niente se l'80% delle operazioni, esclusi i Bancomat, le fai tramite il Web.... Comodo e conveniente, no ?

Dopo le librerie che esistono solo in rete, assisteremo ad una banca senza muri?
Beh, poniamo la questione in un altro modo. Esistono librerie che offrono solo il servizio di fornitura dei libri, come esistono aziende (non banche) che offrono il servizio di intermediazione del denaro. La banca "veramente virtuale" potrebbe anche esistere, ma non avrebbe alcun senso. Dovrebbe comunque avere a disposizione sportelli di qualche altra banca fisica per certe operazioni materiali (almeno fino a che esisterà questo tipo di materialità, danaro fisico compreso) e poi quale sarebbe lo scopo ultimo? Solo quello di smistare i pagamenti ? Ormai esistono troppe categorie commerciali che si sono assunte -- a poco a poco e anche grazie a delle scappatoie legali (a livello mondiale) -- molti compiti e funzionalità prettamente bancarie. Il surplus di personale bancario (e non solo a livello italiano) dipende principalmente da questo.

Oppure assisteremo ad un'evoluzione del concetto di banca, ad esempio un'agenzia interbancaria dove poter scegliere le condizioni più interessanti?
E' quello che dicevo prima. Se ho da investire ventimila Euro e non prevedo mi possano servire (in base ai miei progetti finanziari futuri) per almeno un anno e mezzo, qualche non ben definito "promotore virtuale" (non necessariamente finanziario) dovrebbe essere in grado di darmi l'informazione giusta dove poterli collocare, senza troppi rischi e in modo vantaggioso. La palette delle possibilità deve prevedere investimenti in tutti i campi finanziario-commerciali e in tutti i paesi dove non ci sia un alto rischio di investimento.

Il sito netzapping.com di cui sei ideatore e realizzatore, va in questa direzione?
Oltre ad essere un bancario ormai incallito, sono anche un utente bancario a tutti gli effetti. Mi sono reso conto che i siti Web nord-americani o inglesi poco hanno a che fare con la nostra mentalità e che a livello italiano non esistano siti che offrano all'utenza bancaria quei servizi che ormai un po' tutti si aspettano di trovare. Così ho iniziato a selezionare tutte le funzioni bancarie che possono essere utili agli utenti esterni e, non solo, anche quelle che possono interessare i bancari stessi. Molti link erano già disponibili in precedenza, io vi ho aggiunto la possibilità di raggiugere siti di qualità "superiore" e, nel caso di informazioni introvabili, di creare delle pagine apposite.

netzapping.com Netzappingoffre anche una classifica delle migliori banche italiane ed europee. Al primo posto in Italia, la Banca Sella, una piccola banca piemontese: perché?
E' l'unica banca in Italia, almeno da quello che è dato sapere, che si sta muovendo su diversi tipi di pagamenti (è questo il campo che le banche dovrebbero occupare sulla Rete). E' tra i pochi partecipanti italiani al gruppo sperimentale sul SET (pagamenti sicuri con carta di credito) e offre alla clientela, oltre a funzioni di e-commerce, anche un conto corrente particolare (Winconto) con condizioni "telematiche" interessanti. Secondo me, presto altre banche seguiranno questo buon esempio.

Potresti spiegare cosa si intende per finanza personale?
Mi collego alla mia banca, prelevo i dati dei miei rapporti (non solo conto corrente) in formato finanziario standard, per importarli in software appositi (per esempio Microsoft Money) con i quali poi fare i dovuti controlli, le proiezioni, simulazioni, etc.

La gestione individuale o a cura di "comunità" potrà in qualche modo influire sui rapporti di forza nelle borse mondiali?
Secondo me siamo in una fase transitoria (anche se non sembra) dove le borse dovrebbero adeguarsi a quello che sono le nuove funzionalità telematiche. Potrei anche essere un visionario, ma vedo la possibilità concreta di uno sviluppo di strutture parallele a quelle che sono le borse attuali. Il danaro virtuale (non gestito dai controllori dei flussi monetari attuali), le banche offshore (con il non-controllo e la non-regolamentazione che di fatto esiste) e le diverse sfaccettature finanziarie di Internet, aprono degli spazi (che sono ancora da definire) dove si potrebbe tornare ad una visione "primordiale" del risparmio e dell'investimento.
Mi spiego: quando si ascolta la situazione della borse, quante persone riescono a capire le cose che vengono dette ? Se prima c'era una semplicità nell'investire (dai depositi a risparmio, ai certificati di deposito, fino ai Bot o ai pronti contro termine), oggi bisogna star dietro a tutte le vicende finanziarie (e non solo) mondiali per capire se la percentuale di un tipo di titoli investito in un fondo che ci interessa possa dare dei buoni risultati nel periodo che prevediamo di mantenere quel tipo di fondo. Non pare un po' troppo complicato per il comune utente bancario ? O dovremo far insegnare matematica finanziaria già nelle scuole elementari ?

Tornando più vicino a noi, nel tempo e nello spazio, l'introduzione dell'Euro semplificherà le operazioni con le banche virtuali, o sono ancora troppo forti i vincoli delle normative europee?
Non cambierà di molto. Per noi, non abituati ai decimali, sarà uno sforzo supplementare, ma credo che ce la faremo. La sfida più grossa sarà quella di far fruttare le opportunità che
offre un mercato unico, usando l'innovazione e la tipica fantasia italiana per minimizzare la minaccia dell'operazione inversa, cioè che altre banche europee, approfittando del mercato unico, contattino e ci prendano i clienti migliori. Ma questo ragionamento non vale solo per le banche...

La Swatch ha inventato l'Internet Time - il beat - l'unità di tempo della rete, è abbastanza fantascientifico pensare all'Internet Money, la moneta di Internet?
Alla fine del 1995 ho partecipato ad un test su Internet, insieme ad altre 7.000 persone, per provare l'E-cash, la moneta virtuale di Digicash, tra l'altro pensata e creata in Olanda. Ne sono rimasto veramente sbalordito, pensando anche a tutte le implicazioni legali, alle non-tassazioni, ai micropagamenti e alla comodità che uno strumento finanziario del genere potrebbe portare alla comunità virtuale. Poi però il tutto non si è sviluppato come i suoi creatori avevano previsto. Oggi abbiamo parecchi tipi diversi di pagamento e non c'è nessuno che pensa di unificarli o standardizzarli. Passerà ancora qualche anno prima che ci siano delle sostanziali novità in questo campo. Per quanto riaguarda l'Internet time, con tanto di marca (Swatch), è destinato a fallire non perché non ci sia bisogno di una cosa del genere, ma perché è partito col piede sbagliato. La parabola di MicroSoft Network dovrebbe insegnarci qualcosa al riguardo.

 [ 31 dicembre 1998 ]



Miran PECENIK
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