Sembrano avviarsi anche in Italia le banche virtuali e la
finanza personale via Internet, con qualche tiepida speranza
a ruota dell'Euro. Intervista a Miran Pecenik, bancario
triestino pioniere del tele-banking nostrano.
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Com'è che hai iniziato a occuparti di banche
e reti?
Con le banche ho iniziato nel 1978, appena finito un corso
di RPG II, un vecchio linguaggio di programmazione. Arrivato
presto al CED
(Centro elettrocontabile), mi sono occupato automaticamente
della rete interna, poi di quella con le dipendenze e,
dal 1995 anche di Internet, dalla preparazione delle pagine
fino alle relazioni ai convegni. Un impegno a 360°.
Come cambia il rapporto banca-cliente, spesso basato
sulla reciproca fiducia, attraverso la telematica?
Ci sono intere tesi di laurea che hanno preso come argomento
il nuovo rapporto banca-cliente, segmentando anche la
clientela per vedere i possibili sviluppi su fasce differenti
di utenza bancaria. Quel che posso dire è che il
cliente evoluto, attraverso home banking e quesiti
di posta elettronica, sente la comodità di avere
una banca telematica, senza orario e ... senza errori
umani. Dall'altra parte sa di dover sacrificare quel rapporto
fiduciario, di calore umano, anteponendo il fattore tecnologico.
Quanto e come è stimata la propensione a usare
Internet per operazioni bancarie? Chi sono e quanti sono
i clienti telematici in Italia?
Già nel 1996, un sondaggio Istinform dava risultati
abbastanza sorprendenti. Ad esempio: il 98% del campione
andrebbe comunque in banca via Internet, in quanto risparmia
tempo (75%), non ci sono problemi di orario (67%) e si
ottengono velocemente le informazioni (61%). I clienti
telematici italiani sono alcune decine di migliaia, ovvero
i clienti di quella mezza dozzina di banche che hanno
per prime iniziato questo tipo di servizio. Gli altri
istituti si stanno appena facendo "le ossa",
per forza di cose. Da quel che viene dato sapere, c'è
una grossissima percentuale di fin-esploratori (non mi
piace usare i termini già noti come marketing)
che viene dalla zona di Milano o dalla Lombardia. E' come
se esistesse una infometropoli, dove il tasso di
penetrazione di questi servizi è altissimo, mentre
... "due isolati più in la'" non si pensa
neppure di comperare un PC per usi casalinghi.
La telematica potrebbe aumentare la trasparenza dei
servizi e quindi la concorrenza?
Deve farlo. Ci dovrà essere qualcuno che, in tempi
stretti, metta insieme le varie offerte di banche diverse
per poterle comparare online (dai mutui, alle condizioni
di c/c, ecc.), come già accade negli Stati Uniti.
La forbice del guadagno delle banche andrà ancor
più stringendosi, per cui saranno i servizi l'arma
vincente. I promotori, secondo me, dovranno ritagliarsi
una loro professionalità, non solo finanziaria,
per puntare su una fascia di utenza medio-alta che senta
il bisogno di poter avere un interlocutore umano per i
propri investimenti. Tra le varie tesi sul nuovo modo
di fare banca, ce n'è una molto interessante che
prevede l'uso delle reti bayesiane per costruire un promotore
finanziario virtuale. Sembra fantascienza, però
forse non ci rendiamo conto che ormai ... siamo nel 2000
!
Una banca "virtuale" è sicuramente
più comoda, ma è anche più conveniente?
Dal punto di vista del costo della singola operazione
sicuramente. Secondo uno studio recente, 100 operazioni
virtuali (a 0,015 $) corrispondono a una allo sportello
(1,07 $). Poi c'è la possibilità di costruire
in parallelo anche un call center, magari con un conto
corrente che preveda una gestione telematica completa.
Questi tipi di conti stanno già iniziando a fiorire:
non paghi niente se l'80% delle operazioni, esclusi i
Bancomat, le fai tramite il Web.... Comodo e conveniente,
no ?
Dopo le librerie che esistono solo in rete, assisteremo
ad una banca senza muri?
Beh, poniamo la questione in un altro modo. Esistono librerie
che offrono solo il servizio di fornitura dei libri, come
esistono aziende (non banche) che offrono il servizio
di intermediazione del denaro. La banca "veramente
virtuale" potrebbe anche esistere, ma non avrebbe
alcun senso. Dovrebbe comunque avere a disposizione sportelli
di qualche altra banca fisica per certe operazioni materiali
(almeno fino a che esisterà questo tipo di materialità,
danaro fisico compreso) e poi quale sarebbe lo scopo ultimo?
Solo quello di smistare i pagamenti ? Ormai esistono troppe
categorie commerciali che si sono assunte -- a poco a
poco e anche grazie a delle scappatoie legali (a livello
mondiale) -- molti compiti e funzionalità prettamente
bancarie. Il surplus di personale bancario (e non solo
a livello italiano) dipende principalmente da questo.
Oppure assisteremo ad un'evoluzione del concetto di
banca, ad esempio un'agenzia interbancaria dove poter
scegliere le condizioni più interessanti?
E' quello che dicevo prima. Se ho da investire ventimila
Euro e non prevedo mi possano servire (in base ai miei
progetti finanziari futuri) per almeno un anno e mezzo,
qualche non ben definito "promotore virtuale"
(non necessariamente finanziario) dovrebbe essere in grado
di darmi l'informazione giusta dove poterli collocare,
senza troppi rischi e in modo vantaggioso. La palette
delle possibilità deve prevedere investimenti in
tutti i campi finanziario-commerciali e in tutti i paesi
dove non ci sia un alto rischio di investimento.
Il sito netzapping.com
di cui sei ideatore e realizzatore, va in questa direzione?
Oltre ad essere un bancario ormai incallito, sono anche
un utente bancario a tutti gli effetti. Mi sono reso conto
che i siti Web nord-americani o inglesi poco hanno a che
fare con la nostra mentalità e che a livello italiano
non esistano siti che offrano all'utenza bancaria quei
servizi che ormai un po' tutti si aspettano di trovare.
Così ho iniziato a selezionare tutte le funzioni
bancarie che possono essere utili agli utenti esterni
e, non solo, anche quelle che possono interessare i bancari
stessi. Molti link erano già disponibili in precedenza,
io vi ho aggiunto la possibilità di raggiugere
siti di qualità "superiore" e, nel caso
di informazioni introvabili, di creare delle pagine apposite.
Netzappingoffre anche una classifica delle migliori
banche italiane ed europee. Al primo posto in Italia,
la Banca Sella, una piccola banca piemontese: perché?
E' l'unica banca in Italia, almeno da quello che è
dato sapere, che si sta muovendo su diversi tipi di pagamenti
(è questo il campo che le banche dovrebbero occupare
sulla Rete). E' tra i pochi partecipanti italiani al gruppo
sperimentale sul SET (pagamenti sicuri con carta di credito)
e offre alla clientela, oltre a funzioni di e-commerce,
anche un conto corrente particolare (Winconto) con condizioni
"telematiche" interessanti. Secondo me, presto
altre banche seguiranno questo buon esempio.
Potresti spiegare cosa si intende per finanza personale?
Mi collego alla mia banca, prelevo i dati dei miei rapporti
(non solo conto corrente) in formato finanziario standard,
per importarli in software appositi (per esempio Microsoft
Money) con i quali poi fare i dovuti controlli, le proiezioni,
simulazioni, etc.
La gestione individuale o a cura di "comunità"
potrà in qualche modo influire sui rapporti di
forza nelle borse mondiali?
Secondo me siamo in una fase transitoria (anche se non
sembra) dove le borse dovrebbero adeguarsi a quello che
sono le nuove funzionalità telematiche. Potrei
anche essere un visionario, ma vedo la possibilità
concreta di uno sviluppo di strutture parallele a quelle
che sono le borse attuali. Il danaro virtuale (non gestito
dai controllori dei flussi monetari attuali), le banche
offshore (con il non-controllo e la non-regolamentazione
che di fatto esiste) e le diverse sfaccettature finanziarie
di Internet, aprono degli spazi (che sono ancora da definire)
dove si potrebbe tornare ad una visione "primordiale"
del risparmio e dell'investimento.
Mi spiego: quando si ascolta la situazione della borse,
quante persone riescono a capire le cose che vengono dette
? Se prima c'era una semplicità nell'investire
(dai depositi a risparmio, ai certificati di deposito,
fino ai Bot o ai pronti contro termine), oggi bisogna
star dietro a tutte le vicende finanziarie (e non solo)
mondiali per capire se la percentuale di un tipo di titoli
investito in un fondo che ci interessa possa dare dei
buoni risultati nel periodo che prevediamo di mantenere
quel tipo di fondo. Non pare un po' troppo complicato
per il comune utente bancario ? O dovremo far insegnare
matematica finanziaria già nelle scuole elementari
?
Tornando più vicino a noi, nel tempo e nello
spazio, l'introduzione dell'Euro semplificherà
le operazioni con le banche virtuali, o sono ancora troppo
forti i vincoli delle normative europee?
Non cambierà di molto. Per noi, non abituati ai
decimali, sarà uno sforzo supplementare, ma credo
che ce la faremo. La sfida più grossa sarà
quella di far fruttare le opportunità che
offre un mercato unico, usando l'innovazione e la tipica
fantasia italiana per minimizzare la minaccia dell'operazione
inversa, cioè che altre banche europee, approfittando
del mercato unico, contattino e ci prendano i clienti
migliori. Ma questo ragionamento non vale solo per le
banche...
La Swatch ha inventato l'Internet Time - il beat -
l'unità di tempo della rete, è abbastanza
fantascientifico pensare all'Internet Money, la moneta
di Internet?
Alla fine del 1995 ho partecipato ad un test su Internet,
insieme ad altre 7.000 persone, per provare l'E-cash,
la moneta virtuale di Digicash, tra l'altro pensata e
creata in Olanda. Ne sono rimasto veramente sbalordito,
pensando anche a tutte le implicazioni legali, alle non-tassazioni,
ai micropagamenti e alla comodità che uno strumento
finanziario del genere potrebbe portare alla comunità
virtuale. Poi però il tutto non si è sviluppato
come i suoi creatori avevano previsto. Oggi abbiamo parecchi
tipi diversi di pagamento e non c'è nessuno che
pensa di unificarli o standardizzarli. Passerà
ancora qualche anno prima che ci siano delle sostanziali
novità in questo campo. Per quanto riaguarda l'Internet
time, con tanto di marca (Swatch), è destinato
a fallire non perché non ci sia bisogno di una
cosa del genere, ma perché è partito col
piede sbagliato. La parabola di MicroSoft Network dovrebbe
insegnarci qualcosa al riguardo.
[ 31 dicembre 1998 ]
Miran PECENIK
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